lunedì 27 febbraio 2012

Firenze


Cartolina sull'Arno

E' incredibile come il nostro cervello serbi nella memoria tutti i dati relativi ad un'esperienza. Firenze, tappa pomeridiana dei miei viaggi Trento-Roma nal periodo militare (1980-81), da allora non ci andai altre volte. Lo scorso fine settimana il ritorno. La misura del tempo la danno le esperienze che si sono susseguite nell'arco degli ultimi trent'anni. Il ritorno in uno dei luoghi dove muovevo i miei pensieri, tra sogni e desideri futuribili, è stato molto intenso dal punto di vista emotivo.
Il centro storico di Firenze è piccolo, soprattutto se confrontato con quello di Torino, ma racchiude in sé un concentrato di emozioni, che la mente riesce a far riaffiorare, ora corrette dalla maturità che un tempo, ovviamente, non c'era ancora.
La sensazione più intensa è quella di tornare per un attimo a perdersi nell'aria medioevale, lasciar fluire le idee e le associazioni che esse riportano a galla dalla profondità dei ricordi.
Viaggiare adesso, nelle strade dove un tempo assaporavo da solo il gusto della scoperta, è completato dalla presenza di una famiglia ineguagliabile, una costruzione solida che oggi inizia a dare riscontro positivo attraverso la personalità e la relazione di scambio che emerge in questi momenti di spensierata vacanza.

Soffitto scala di Palazzo Vecchio
Personalmente poi, si aggiunge altra qualità di vita con l'amicizia di Franco Z. Anch'egli fotografo, rappresenta per me un punto di riferimento umano tipico, integrato nell'atmosfera ristretta ma genuina della Firenze da vivere.

E' difficile esprimere con le parole ciò che la mente lascia gustare nei momenti in cui le esperienze vengono vissute; devo dire comunque che senza tutti questi valori aggiunti la vita quotidiana sarebbe molto più piatta e grigia di quanto, purtroppo, tendiamo abitualmente a considerare.

Riflessi a Ponte Vecchio 
Riflessi a Ponte Vecchio

venerdì 10 febbraio 2012

Pace


A volte una fotografia può ispirare sensazioni molto diverse a seconda dell'osservatore, del suo stato d'animo, dell'umore del momento e di altri fattori soggettivi. Il pregio di un'inquadratura è quello di poter selezionare solo una parte della scena, escludendo il resto che, in certi casi, darebbe significati profondamente diversi alla lettura.
Il bello di avvicinare l'occhio al mirino di una reflex è proprio quello di ritagliare un quadro e d'includervi solo quanto voluto, al fine di comunicare un punto di vista, un'angolatura, un taglio di visione.
Un paesaggio al tramonto, i campi coperti di neve, poche orme di passaggio, le dolci curvature delle asperità del terreno velate dalla bianca coltre, ispirano pace. Una visione di calma serenità, questo il sentimento che l'osservatore può estrarre dal momento ispiratore del fotografo.

Eppure voltandosi di qualche grado, spostandosi di pochi metri, ci si può rivolgere ad un soggetto completamente diverso, la cui lettura ispira tutt'altre sensazioni e visioni immaginarie legate alla natura artificiale dell'oggetto inquadrato.


Più rifletto sulla conformazione del paesaggio e sugli elementi che lo costituiscono, più mi chiedo se ormai non si sia perso il senso dell'orientamento, in nome di un progresso illusorio e fittizio, fatto di oggetti tanto effimeri quanto le idee che li hanno generati.

Per fortuna riesco ancora a puntare visioni attraverso le lenti, ad assaporare la bellezza e la dolcezza del piacere di guardare, vedere e poter fissare i pensieri suddividendoli in milioni di puntini elettronici... oh, la soavità dei pixel!

giovedì 2 febbraio 2012

Conferme


A conferma di quanto espresso nel post precedente, siamo agli estremi. Dai 16°C della scorsa settimana ai -16°C di queste notti, preannunciate come le più gelide degli ultimi 27 anni... Sarà vero o non sarà vero, tanto fa freddo e i disagi delle ultime nevicate si sentono. La città è un disastro, fuori è peggio. Ricordo quando andavo a scuola, che c'erano i punti di ritrovo dove il comune assoldava spalatori a giornata. Estinti. Punti e spalatori.


Stamani ho scoperto che qualcuno, nonostante i luoghi comuni e i commenti da bar, ha ancora un cuore. C'è un uomo con un trattore che pulisce la strada. Chiedo se può deviare all'interno del cortile per dare una passata. Certamente, subito. Poi un signore chiede se può spazzare davanti alla sua auto. Certamente, subito. Lo invitiamo a prendere un caffè. E' rumeno ed è all'opera dalle 21 (sono ormai le 10 del giorno dopo) e questo da tre giorni. Ci racconta un po' di come si vive in Romania quando scende un metro di neve e dice che lui dà sempre una mano a chi chiede aiuto... perché... "penso che potrei avere anch'io bisogno...". Non conosco il suo nome, ma sono certo che sia una gran bella persona. Capito?