Musinè

E' un ricordo un po' vago, era il 1969, l'unica volta che sono salito sul Musinè.
Da allora, chissà come mai, pur proponendomi ogni tanto di risalire lassù, non ci sono mai più andato. Sino a ieri.
Ieri era una giornata molto calda, ma tersa e leggermente ventilata. Avevo interiormente l'impulso verso la montagna e così ho deciso di provarci.
Non fosse stato per il caldo torrido, seppur nelle ore pomeridiane, la salita sarebbe stata meno spossante. Oggi, rispetto a quarant'anni fa, la montagna è molto più verde, giovani querce, pini, ed altri alberi tipici della Val di Susa.
Tipicità di questa montagna è di essere costituita da rocce ferrose, il clima è molto secco e non ci sono fontane o sorgenti. Ricordo quand'ero bambino che spesso, passando in auto sotto il Musinè, lo si vedeva in fiamme. Proprio per questo gli alberi che ora ricoprono le pendici sono molto giovani ed è da molti anni che non vedo incendi sulle sue pareti scoscese.
Il sentiero che sale ripidissimo s'inerpica come una grande scala tra profondi solchi, scavati dalle copiose piogge degli ultimi mesi.

Dalla cima la vista è molto suggestiva e lo sguardo può spaziare da nord ad ovest, compiendo l'arco verso verso est e sud. Dalla linea della Serra d'Ivrea sino al Monviso, da Superga alla Sacra di San Michele.

La piana sottostante è quella che vide la battaglia tra Massenzio e Costantino, dove quest'ultimo ebbe la meglio in forza della famosa visione "In Hoc Signo Vinces".

Da sempre questa montagna porta con sé anche misteri e leggende; tanti anni fa Peter Kolosimo - in rete si trovano anche alcuni testi - ne esaltò le caratteristiche ed i racconti su presunti avvistamenti di UFO.

Per me grande sfacchinata, profonda soddisfazione!

Commenti

Post più popolari