La Storia si ricarica
Ogni tanto una ricarica alle batterie è d'obbligo. Se non altro per tenerle in attività, se no c'è il rischio che si esauriscano del tutto e che non si riesca più a riprendersi.
Periodi di torpore si alternano a vere rinascite, rilanci di argomenti che si erano quasi dimenticati danno un'iniezione di ottimismo ed entusiasmo alla caduca routine giornaliera.
Sto parlando di musica. Sembra ieri... sono sugli spalti dello Stadio Comunale di Torino, è il 28 giugno 1980, caldo estivo, lunga attesa per il concerto più importante del secolo. Dal primo pomeriggio lo stadio si è riempito completamente e mancano un paio d'ore all'inizio. Sul palco arrivano alcuni musicisti, vestiti di bianco, pressoché sconosciuti in Italia, Average White Band. C'è anche un cantautore agli inizi, un certo Pino Daniele, il quale ha appena presentato il suo nuovo LP Nero a metà.
Poi arriva lui, in un'atmosfera ormai velata dal fumo azzurrognolo, Bob Marley.
Le batterie si ricaricano.
Ieri, sì, l'altro ieri. Trent'anni fa.
L'altro ieri sera sono andato a sentire un altro concerto importante per la salute dell'anima, Giovanni Allevi.
Non sembra vero che con dieci dita e sette note un uomo possa fare quelle cose. Un essere umano che rappresenta l'integrazione perfetta tra armonia, genio e tecnica. Un artista completo.
Si presenta sul palco da solo, arriva correndo, perché dice di essere ansioso. Parla della sua musica con gratitudine per le note che vengono a trovarlo.
Prima si scalda con qualche brano di altri autori, Bach, Chopin, Wagner, poi inizia a presentare i suoi brani.
Non si può descrivere con le parole, bisogna ascoltarlo.
Le batterie si ricaricano.
Grazie Giovanni.



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