Pace
A volte una fotografia può ispirare sensazioni molto diverse a seconda dell'osservatore, del suo stato d'animo, dell'umore del momento e di altri fattori soggettivi. Il pregio di un'inquadratura è quello di poter selezionare solo una parte della scena, escludendo il resto che, in certi casi, darebbe significati profondamente diversi alla lettura.
Il bello di avvicinare l'occhio al mirino di una reflex è proprio quello di ritagliare un quadro e d'includervi solo quanto voluto, al fine di comunicare un punto di vista, un'angolatura, un taglio di visione.
Un paesaggio al tramonto, i campi coperti di neve, poche orme di passaggio, le dolci curvature delle asperità del terreno velate dalla bianca coltre, ispirano pace. Una visione di calma serenità, questo il sentimento che l'osservatore può estrarre dal momento ispiratore del fotografo.
Eppure voltandosi di qualche grado, spostandosi di pochi metri, ci si può rivolgere ad un soggetto completamente diverso, la cui lettura ispira tutt'altre sensazioni e visioni immaginarie legate alla natura artificiale dell'oggetto inquadrato.
Più rifletto sulla conformazione del paesaggio e sugli elementi che lo costituiscono, più mi chiedo se ormai non si sia perso il senso dell'orientamento, in nome di un progresso illusorio e fittizio, fatto di oggetti tanto effimeri quanto le idee che li hanno generati.
Per fortuna riesco ancora a puntare visioni attraverso le lenti, ad assaporare la bellezza e la dolcezza del piacere di guardare, vedere e poter fissare i pensieri suddividendoli in milioni di puntini elettronici... oh, la soavità dei pixel!




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